Open Design Italia la visione dei maker 3D

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E’ terminato da poco l’Open Design Italia a Trento, e quello che rimane impresso, è la grande quantità di progetti incentrati sul riciclo come la lampada Pilar di Ramona Artina oppure le borse di Mirko Macciantelli -Stileclettico- o ancora la varietà di prodotti del gruppo RIup. Ma soprattutto si notano i progetti realizzati attraverso la stampa 3D che si stanno staccando sempre di più dal singolo gadget per arrivare a progetti complessi e finiti.

 

Partendo proprio dall’unione tra il riciclo e la stampa 3D troviamo il Collettivo Cocomeri che presenta la sua macchina FelFil, un estrusore di filamento per stampanti 3D completamente autocostruibile ed open source. A quanti è capitato di avere avanzi di stampe venute male o modelli vecchi inutilizzati? Attraverso questo sistema è possibile tritare tutte queste parti e ricreare la propria bobina per ricominciare il ciclo di stampa.

cocomeri

Proseguendo troviamo due differenti designer di gioielli che utilizzano due processi di stampa differenti.
Sara Barroccu –BARSA– nasce come architetto d’interni ma ben presto intraprende la carriera di maker, non a caso si sviluppa nello stesso ambiente dei tre fondatori del 3DItaly ed è la prima ragazza ad aver acquistato una stampante a marchio italiano, una Sharebot, che ora è tra le più in circolazione.
I gioielli di Sara nascono da una complessa semplicità nelle forme che denota anche una forte conoscenza nell’uso della stampa FDM. Ogni singolo pezzo è una scultura digitale, e grazie all’artigianalità della lavorazione, il risultato è unico.

barsa

 I lavori di Superlora traggono ispirazione dalla forma del cerchio e dalla cosmologia nel rapporto tra sole, la luna ed i pianeti. Il cerchio come nascita della vita, rinascita sociale e culturale. La realizzazione di questi prodotti avviene attraverso la stampa SLS che permette forme libere ed estremamente complesse.

superlora

 Staccandoci dal mondo dei gioielli verso quello della tavola troviamo lo studio MKS Architetti di Pescara formato da Silvia Kliti e Fabio Mancini. La loro proposta è “dna”, una serie di calchi che garantiscono all’utente di riprodurre illimitatamente i pezzi da lui preferiti.
In questo modo il costo della stampante viene fortemente abbattuto, creando da prima l’oggetto in 3D attraverso la modellazione e la stampa, e successivamente realizzando uno stampo che crea una cassaforma a perdere in modo da replicare l’oggetto attraverso la colatura a freddo di una resina per uso domestico.

mks

Infine arriviamo ad una piccola “mela” esposta per il concorso A designer a day. Melacolori è stata realizzata dal gruppo 3AF- Antonia Volpone, Andrea Piergianni, Francesca Oliva. Consiste in una piccola mela stampata in 3D che al suo interno racchiude 7 spicchi di pastelli a cera. Ma la cosa che più colpisce è l’ulteriore stampino a forma di spicchio,  sempre stampato in 3D, che permette di riciclare le vecchie cere e dargli una nuova forma.

melacolori

Ma il tour non è completo, ultimo, non per importanza ma per ringraziamenti, abbiamo i ragazzi di Officina*, un’Associazione Culturale nata con l’intento di instaurare sinergie tra la ricerca, le aziende e i professionisti nel settore dell’architettura.

officina

Senza il supporto di Officina, che ha pubblicato l’articolo sull’architettura stampata di Luisa Vittadello-Arc hi tech- e Alberto Bin, non sarebbe stato possibile venire a contatto con tutti questi maker che segneranno l’inizio del futuro design.

 

 

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