Vi racconto l’architettura che verrà

Il modo migliore per predire il futuro è inventarlo.
Alan Kay

Resistenze
Come ci hanno sempre insegnato, l’architettura è la disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio partendo dall’uomo; è interessante, invece, osservare come cercando di arrivare al benessere dell’uomo, spesso siamo rimasti intrappolati dai nostri limiti tecnologici. Mentre alcuni costruivano con la combinazione dei semplici materiali trovati nella propria terra, parallelamente in luoghi che non possedevano né pietra né legno, “sintetizzarono” il laterizio che fu utilizzato per secoli. Denominatore comune di questi materiali è la loro limitatezza nel realizzare strutture poco flessibili.
Con la scoperta del calcestruzzo armato le strutture avrebbero potuto modificarsi, le luci aumentare e la libertà espressiva potenziarsi. I desideri di creare edifici totalmente calcolati di aumentarne le dimensioni furono esauditi. Solamente Gaudì, Saarinen e Wright avevano intuito, a suo tempo, le possibilità espressive del calcestruzzo armato. Buona parte dei progettisti lo usava, (e lo usa), come se avesse dovuto realizzare una struttura in legno o in acciaio.
Oggi accade qualcosa di simile con le nanotecnologie: abbiamo isolamenti i cui spessori che gareggiano a chi scende sotto gli 8 mm (Aerogel), spruzzate di film che rivestono la nostra casa in modo da renderla autopulente, vernici anti “distruzione”. Oggi come un secolo fa, non riusciamo a cogliere le potenzialità della tecnologia che ci viene posta davanti.
Avventi
Un’indagine promossa dal National Laboratory Technical University of Denmark dichiara: “La nostra analisi ha mostrato che gli architetti hanno ancora difficoltà a porsi in relazione con la nanotecnologia”. Siamo terrorizzati all’idea di dover modificare tutto quello che ci è stato insegnato e che abbiamo appreso, vogliamo solo poter fare finalmente quello per cui abbiamo studiato, anche se domani ci dicessero, finalmente, è ora possibile la stampa 3D a scala architettonica.
Il fatto che l’uomo abbia continuato la sua evoluzione senza pensare di porle un “termine” significa che non se lo vuole porre: 100.000 aC scoperta del fuoco, 4000 aC la ruota, 3000 aC la scrittura, 1000 dC polvere da sparo, 1400 dC la stampa, 1780 dC macchina a vapore, 1870dC elettricità, 1993 dC world wide web, 2003 dC sequenziamento del DNA umano. La nostra tecnologia si evolve, ed ha mantenuto una velocità quasi costante per secoli, ma di recente abbiamo innescato un processo per cui ogni nuovo progresso rende possibili maggiori progressi di livello superiore.
Ray Kurzweil[1] propone un’estensione della Legge di Moore[2] chiamandola “Legge dei Ritorni Accelerati”, secondo cui, il tasso di progresso tecnologico è una funzione esponenziale e non lineare, per questo lo stesso Kurzweil suggerisce che entro il 2050 ci troveremo di fronte ad uno scenario in cui l’evoluzione tecnologica porterà a dei cambiamenti talmente radicali da non riuscire più a prevedere cosa potrà accadere, questo momento è detto Singolarità Tecnologica.
Attualmente, in diversi campi, stiamo lavorando, utilizzando il DNA, per costruire ed ingegnerizzare nano-molecole, facendo in modo che si aggreghino spontaneamente per creare le strutture ed i composti desiderati. Tutto questo potrà migliorare anche le intelligenze artificiali già esistenti. Watson[3] malgrado non abbia superato il test di Turing, si avvia verso diagnosi estremamente precise e cure mirate e personalizzate contro il cancro. La stessa nanotecnologia che scorrerà all’interno dell’architettura scorrerà anche all’interno dell’uomo, gli uomini che verranno saranno totalmente interconnessi tra loro e con l’ambiente che li circonda, avranno un’intelligenza artificiale in simbiosi con quella biologica, e cambieranno radicalmente i loro sistemi economici e politici.
Futuro
Immaginiamo per un attimo che quell’Uomo Che Cade Sulla Terra arrivi fra trent’anni. Troverà davanti a sé un paesaggio non troppo differente dal suo, con luoghi in continuo mutamento in base alle necessità dei suoi abitanti, forme organiche generate come piante, un Monumento Continuo di “Utility Fog”[4] che collega l’intero pianeta, rinnovato attraverso il ripristino ambientale; un mondo in cui è presente un’abbondanza radicale per cui lo sviluppo è continuo e crescente ovunque. Allora avremo luoghi che si modificheranno continuamente ed in modi così impercettibili e veloci, che a stento si potrà dire che siano accaduti.
Ma come e dove poter costruire le nano-città? Quando la nanotecnologia ci permetterà di stampare ogni elemento del nostro edificio, realizzando ogni singolo materiale, l’unico problema consisterà nel reperire gli atomi necessari per la realizzazione. Grazie alla nanotecnologia le discariche potranno essere utilizzate come cava di materiali e, contemporaneamente, si potranno creare delle aree di ripristino ambientale. Questo mondo produce circa 4 miliardi di rifiuti l’anno e già ora molte città nascono e vivono affianco a queste discariche che vengono usate come fonte di sostentamento tramite il riciclaggio, ora queste situazioni sono sotto i limiti umani, ma in un futuro questi luoghi potranno diventare le città alle porte della Singolarità.
Ad differenza di oggi, il loro cambiamento non sarà ostacolato, poiché ogni struttura e creazione sarà riproducibile e recuperabile in qualsiasi momento. L’Architettura è sempre stata prigioniera dei suoi limiti tecnologici e fisici, se grazie ad la realtà virtuale si può spezzare il legame con la fisica del nostro mondo, con la nanotecnologia molecolare potremo spezzare il legame che l’Architettura ha con l’edilizia, e permettere a questa grande rivoluzione di occupare il posto che le spetta.

[1] Inventore ed informatico statunitense. Riferimenti tratti da “la Singolarità è vicina”, Apogeo, 2008
[2] Legge empirica che descrive lo sviluppo della microelettronica, a partire dagli anni Settanta, con una progressione esponenziale, originalmente previsto di 12 mesi, allungato a 24 alla fine del decennio.
[3] Un sistema di intelligenza artificiale, in gradi di rispondere a domande poste in un linguaggio naturale, sviluppato all’interno del progetto DeepQA di IBM. Watson, nel febbraio 2011, ha partecipato a tre episodi del quiz televisivo Jeopardy! sconfiggendo i suoi avversari umani.
[4] E’ un materiale intelligente polimorfo, consiste in una moltitudine di nanorobotdisposti in un agglomerato informe, in grado di interagire tra di loro per modificare la loro posizione all’interno della nube, dando così all’agglomerato una forma differente ogni volta che l’utente lo richieda.

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